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West Climbing Bank

Il sole è già alto e sono quasi le 10, alle falesie di Battir. Imponenti formazioni rocciose incorniciano un susseguirsi continuo di prati, abeti e ulivi. É una bella mattina di primavera nelle campagne poco distanti da Betlemme e del caos della città non resta che il ricordo.
Sono partiti da Aida, il campo profughi accanto al muro di separazione voluto da Israele e dal campo profughi di Dheisheh in una quindicina, questa mattina, a bordo di un vecchio autobus.
I loro occhi profondi e i loro sguardi da adulti ingannano la loro età, ma il più giovane non avrà più di 8 anni: età in cui molti giovani palestinesi hanno già conosciuto le caserme e le carceri israeliane.
Secondo Palestinian Prison Society (PPS), infatti, nel 2018 sono stati arrestati e prelevati dalle loro case almeno 1063 bambini palestinesi. Secondo lo stesso rapporto, rilasciato nell’ambito della Giornata Mondiale dei Bambini dello stesso anno, dal 2015 Israele ha adottato molti progetti di legge che sostengono l’imposizione di lunghe pene sui minori detenuti, tra cui l’ergastolo e, in totale, i bambini arrestati dal 2000 al 2018 sarebbero circa 16000. Aida, da cui provengono la maggior parte dei ragazzi, è uno dei 58 campi profughi costruiti dopo il 1948 e distribuiti tra Libano, Siria, Giordania e Territori Palestinesi e ospita circa 6000 persone, di cui circa un sesto sono minori a rischio.

All’ombra di un vecchio olivo il gruppetto siede in cerchio e uno dei più anziani prepara alcuni panini, ciascuno attende il proprio turno. Una confezione di hummus grande, una ventina di felafel e qualche confezione di pane.
L’attrezzatura è sul prato e in due sbobinano le corde. Gli accompagnatori, dopo aver aperto la strada, spiegano cosa fare e arrampicano per primi: sono i ragazzi di “West Climbing Bank”, un progetto nato dalla collaborazione tra l’associazione giovanile Laylac del campo profughi di Dheisheh e alcuni volontari italiani appassionati di arrampicata.
In un Paese come la Palestina, non riconosciuto da gran parte della comunità internazionale e frammentato dal muro di separazione, un semplice gesto come scalare una parete può assumere un significato simbolico incredibile. “Crescere in una grande prigione a cielo aperto ha, infatti, delle ripercussioni impensabili nella vita dei giovani palestinesi e così è nata l’idea” mi aveva raccontato Naji, figura chiave dell’associazione Laylac e promotore del progetto. Era stato proprio lui, infatti, durante una visita in Italia, a proporre il progetto a una piccola palestra autogestita di Milano.

La costruzione del muro di Israele, che corre per quasi 300 km sorvegliati giorno e notte da telecamere e militari e sempre più spesso teatro di scontri tra civili palestinesi e forze di sicurezza israeliane, non si arresta. Muro antiterrorismo per gli israeliani, che hanno visto diminuire il numero di attacchi terroristici. Muro dell’apartheid per i palestinesi, che lamentano restrizioni nella loro libertà di movimento, la perdita di terre coltivate e la frammentazione dei loro territori.
Sempre più noto anche internazionalmente, il muro è diventata una vera e propria attrazione turistica, viene visitato da migliaia di persone ogni anno e in alcune sue parti è stato anche abbellito dagli innumerevoli contributi artistici che lo decorano.
Banksi, il più noto tra i writer che hanno reso celebre il muro, ha anche aperto un hotel di lusso a ridosso del suo perimetro. Ma il muro, che i palestinesi chiamano anche muro della vergogna “non dovrebbe essere abbellito da nessun disegno che lo possa rendere gradevole” mi suggeriscono in tanti. Lo squallore del cemento infatti, spoglio e brutale, è la metafora che meglio rende lo stato d’animo dei palestinesi nei confronti di quel muro.


Le mani appoggiate alla parete di roccia, i piedi costretti nelle scarpette di arrampicata, il corpicino assicurato dall’imbragatura alla corda: i suoi occhi brillano di luce mentre conquista la cima della falesia. Davanti a lui, sulle colline circostanti, si intravedono alcune colonie israeliane. Considerate illegali da gran parte della comunità internazionale, crescono ogni giorno e fagocitano indisturbate sempre più porzioni di terreno palestinese che entra, di fatto, sotto esclusivo controllo israeliano.
“Il progetto West Climbing Bank aspira ad essere anche un presidio permanente per contrastare l’avanzata delle colonie ed è attualmente l’unica alternativa pacifica contrapposta alla prepotenza dell’occupante nella valle di Battir”, mi aveva detto Naji.
Per un Paese come la Palestina infatti, sempre più sprofondato nell’oblio dell’indifferenza internazionale, cercare di percorrere nuove strade che in maniera trasversale possano raggiungere l’opinione pubblica è di fondamentale importanza.
Superare lo scontro, insegnare ai giovani di entrambi i Paesi l’importanza di non crescere nell’odio reciproco ed essere resilienti, potrebbero esserne le chiavi.

"La capacità di resistere allo stress, di superare gli ostacoli e di rimanere motivati nel perseguire i propri obiettivi: questa è la "resilienza". Ho trovato estremamente interessante l’idea che la si possa costruire, allenare. E soprattutto insegnare alle nuove generazioni. Se lo sport deve servire per dare qualcosa di buono ai giovani, questa potrebbe essere la strada. Dai campioni dello sport e dalle loro storie possiamo apprendere tecniche e metodologie per portare nella vita – nella scuola, nel mondo del lavoro, nel quotidiano – la capacità di essere resilienti. È il mio augurio. Credo che oggi nel nostro mondo ci sia bisogno di molta resilienza." Lo scriveva Christian Zorzi, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Torino nel 2006, nella prefazione del libro di Pietro Trabucchi. Anche io ho trovato estremamente interessante l’idea che la resilienza si possa costruire, allenare, insegnare. Come a Battir dove giovani, nati senza nessuna colpa e costretti a vivere in una “carcerazione preventiva” è come se, raggiungendo la vetta con le loro forze, avessero finalmente scalato anche quel maledetto muro ed è solo grazie allo sport che, ancora una volta, tutto questo è stato possibile.
Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Il cartello, lungo la strada sterrata nei pressi del villaggio di Battir, indica in arabo, inglese e italiano il sentiero da percorrere per raggiungere le vie di arrampicata allestite sulle falesie.

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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Il cartello, lungo la strada sterrata nei pressi del villaggio di Battir, indica in arabo, inglese e italiano il sentiero da percorrere per raggiungere le vie di arrampicata allestite sulle falesie.

Campo profughi di Dheisheh, Palestina, 2019
 - Il campo, allestito nel 1948 dalle Nazioni Unite per ospitare circa 5000 profughi, ospita oggi circa 17000 persone. 

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Campo profughi di Dheisheh, Palestina, 2019

Il campo, allestito nel 1948 dalle Nazioni Unite per ospitare circa 5000 profughi, ospita oggi circa 17000 persone. 

Campo profughi di Dheisheh, Palestina, 2019 - Nato come una tendopoli gestita dall’UNHRW, dopo oltre 70 anni Dheisheh è diventato una piccola città alle porte di Betlemme.
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Campo profughi di Dheisheh, Palestina, 2019
Nato come una tendopoli gestita dall’UNHRW, dopo oltre 70 anni Dheisheh è diventato una piccola città alle porte di Betlemme.
Campo profughi di Dheisheh, Palestina, 2019 - I muri del campo raccontano la lotta del popolo palestinese, come quella di Moataz Zawahreh, 26 anni, ucciso dalle Forze di Difesa Israeliane durante una protesta in prossimità del muro.

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Campo profughi di Dheisheh, Palestina, 2019
I muri del campo raccontano la lotta del popolo palestinese, come quella di Moataz Zawahreh, 26 anni, ucciso dalle Forze di Difesa Israeliane durante una protesta in prossimità del muro.

Betlemme, Palestina, 2019 - Il muro di separazione, lungo circa 730km, è  un alternarsi di muri e reticolati sorvegliati 24 ore su 24 e attraversabili solo attraverso porte elettroniche presidiate da militari israeliani.
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Betlemme, Palestina, 2019
Il muro di separazione, lungo circa 730km, è un alternarsi di muri e reticolati sorvegliati 24 ore su 24 e attraversabili solo attraverso porte elettroniche presidiate da militari israeliani.
Betlemme, Palestina, 2019
 - A bordo di un vecchio autobus, un gruppo di ragazzi provenienti dal campo profughi di Aida e di Dheisheh raggiungono le falesie di Battir per una giornata di arrampicata sportiva.

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Betlemme, Palestina, 2019

A bordo di un vecchio autobus, un gruppo di ragazzi provenienti dal campo profughi di Aida e di Dheisheh raggiungono le falesie di Battir per una giornata di arrampicata sportiva.

Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Un piccolo aspirante scalatore, nato e cresciuto nel campo profughi di Aida, attende il suo turno per arrampicare sulla parete attrezzata dai volontari di West Climbing Bank.
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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Un piccolo aspirante scalatore, nato e cresciuto nel campo profughi di Aida, attende il suo turno per arrampicare sulla parete attrezzata dai volontari di West Climbing Bank.
Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Un volontario di West Climbing Bank, dopo aver raggiunto in scalata la cima della parete preparando così ai suoi compagni la via, scende dalla falesia.
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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Un volontario di West Climbing Bank, dopo aver raggiunto in scalata la cima della parete preparando così ai suoi compagni la via, scende dalla falesia.
Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Un’istruttrice di arrampicata fa “sicura” a un piccolo scalatore del campo profughi di Aida. Giulia, italiana, è una volontaria di West Climbing Bank e collabora con l’associazione Laylac.

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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Un’istruttrice di arrampicata fa “sicura” a un piccolo scalatore del campo profughi di Aida. Giulia, italiana, è una volontaria di West Climbing Bank e collabora con l’associazione Laylac.

Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Uno dei ragazzi di Aida, partecipando attivamente al progetto di chiodatura della falesia con i volontari di West climbing Bank nel 2018, ha imparato le basi dell’arrampicata sportiva e oggi partecipa attivamente alle escursioni su roccia.
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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Uno dei ragazzi di Aida, partecipando attivamente al progetto di chiodatura della falesia con i volontari di West climbing Bank nel 2018, ha imparato le basi dell’arrampicata sportiva e oggi partecipa attivamente alle escursioni su roccia.
Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Sulle falesie di Battir sono state aperte e attrezzate più vie che consentono di poter arrampicare contemporaneamente in più punti delle pareti.
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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Sulle falesie di Battir sono state aperte e attrezzate più vie che consentono di poter arrampicare contemporaneamente in più punti delle pareti.
Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Un ragazzino del campo profughi di Aida, a Betlemme, scala la falesia di Battir con i volontari di West Climbing Bank.
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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Un ragazzino del campo profughi di Aida, a Betlemme, scala la falesia di Battir con i volontari di West Climbing Bank.
Campo profughi di Dheisheh, Palestina, 2019 - Naji Owda è il responsabile di Laylac, un’associazione nata nel 2005 grazie alla collaborazione tra attivisti internazionali e abitanti di Dheisheh, il campo profughi dove tuttora si trova la sede.
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Campo profughi di Dheisheh, Palestina, 2019
Naji Owda è il responsabile di Laylac, un’associazione nata nel 2005 grazie alla collaborazione tra attivisti internazionali e abitanti di Dheisheh, il campo profughi dove tuttora si trova la sede.
Campo profughi di Dheisheh, Palestina, 2019 - I muri del campo profughi sono ricoperti di ritratti di "martiri", spesso molto giovani, morti per lo più durante scontri e proteste.
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Campo profughi di Dheisheh, Palestina, 2019
I muri del campo profughi sono ricoperti di ritratti di "martiri", spesso molto giovani, morti per lo più durante scontri e proteste.
Betlemme, Palestina, 2019 - I cantieri edili delle colonie israeliane, considerate illegali anche da gran parte della comunità internazionale, scavano giorno e notte fagocitando sempre più territorio: abbattendo uliveti, espropriando abitazioni e costruendo nuovi muri.
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Betlemme, Palestina, 2019
I cantieri edili delle colonie israeliane, considerate illegali anche da gran parte della comunità internazionale, scavano giorno e notte fagocitando sempre più territorio: abbattendo uliveti, espropriando abitazioni e costruendo nuovi muri.
Betlemme, Palestina, 2019 - I pascoli e le coltivazioni di ortaggi e uliveti, un tempo segnati solo da pietre di inciampo, oggi sono attraversati da muri e barriere che separano i due Paesi.
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Betlemme, Palestina, 2019
I pascoli e le coltivazioni di ortaggi e uliveti, un tempo segnati solo da pietre di inciampo, oggi sono attraversati da muri e barriere che separano i due Paesi.
Betlemme, Palestina, 2019 - Il muro della separazione voluto da Israele, che i palestinesi chiamano anche muro dell’apartheid, costeggia il campo profughi di Aida e disegna il confine tra Israele e Territori Palestinesi.
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Betlemme, Palestina, 2019
Il muro della separazione voluto da Israele, che i palestinesi chiamano anche muro dell’apartheid, costeggia il campo profughi di Aida e disegna il confine tra Israele e Territori Palestinesi.
Betlemme, Palestina, 2019
 - Il muro, ormai diventato un’attrazione, viene visitato ogni anno da migliaia di turisti e alcuni di loro decidono di lasciare il proprio contributo artistico.
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Betlemme, Palestina, 2019

Il muro, ormai diventato un’attrazione, viene visitato ogni anno da migliaia di turisti e alcuni di loro decidono di lasciare il proprio contributo artistico.
Betlemme, Palestina, 2019 - Nonostante le scritte e i colori dei writers ne abbelliscano alcuni tratti, il muro di Israele resta agghiacciante: cemento, filo spinato e torrette di guardia per sorvegliare una grande prigione a cielo aperto. 

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Betlemme, Palestina, 2019
Nonostante le scritte e i colori dei writers ne abbelliscano alcuni tratti, il muro di Israele resta agghiacciante: cemento, filo spinato e torrette di guardia per sorvegliare una grande prigione a cielo aperto. 

Betlemme, Palestina, 2019 - Il lato del muro a ridosso del campo di Aida, segnato dal fuoco e dalle sassaiole, racconta gli scontri tra i manifestanti filo-palestinesi e le Forze di Difesa Israeliane. 


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Betlemme, Palestina, 2019
Il lato del muro a ridosso del campo di Aida, segnato dal fuoco e dalle sassaiole, racconta gli scontri tra i manifestanti filo-palestinesi e le Forze di Difesa Israeliane. 


Betlemme, Palestina, 2019 - All’interno del Walled Off Hotel dello street artist britannico Banksy, si trova un piccolo museo dove viene raccontata la storia del muro di separazione.

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Betlemme, Palestina, 2019
All’interno del Walled Off Hotel dello street artist britannico Banksy, si trova un piccolo museo dove viene raccontata la storia del muro di separazione.

Betlemme, Palestina, 2019
 - Una parete della hall dell’hotel dell’artista Banksy, che si trova a pochi metri dal muro israeliano, è allestito come la “ sala della caccia” di una aristocratica famiglia britannica; ma al posto di animali imbalsamati e fucili, sono appese telecamere, fionde e mazze.
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Betlemme, Palestina, 2019

Una parete della hall dell’hotel dell’artista Banksy, che si trova a pochi metri dal muro israeliano, è allestito come la “ sala della caccia” di una aristocratica famiglia britannica; ma al posto di animali imbalsamati e fucili, sono appese telecamere, fionde e mazze.
Betlemme, Palestina, 2019 - Da una finestra del Walled Off Hotel di Banksy, presentato come “l’hotel con la peggiore vista del mondo”, è possibile osservare il muro dall'alto e a una distanza decisamente ravvicinata.
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Betlemme, Palestina, 2019
Da una finestra del Walled Off Hotel di Banksy, presentato come “l’hotel con la peggiore vista del mondo”, è possibile osservare il muro dall'alto e a una distanza decisamente ravvicinata.
Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Un giovane scalatore, entusiasta partecipante del progetto West Climbing Bank, raggiunge la cima di una della falesie di Battir.
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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Un giovane scalatore, entusiasta partecipante del progetto West Climbing Bank, raggiunge la cima di una della falesie di Battir.
Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Un ragazzo del campo profughi di Aida si cimenta, per la prima volta nella sua vita, nell’arrampicata sportiva alle falesie di Battir. 

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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Un ragazzo del campo profughi di Aida si cimenta, per la prima volta nella sua vita, nell’arrampicata sportiva alle falesie di Battir. 

Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Il più piccolo del gruppo dei ragazzi di Aida, il campo profughi a ridosso del muro di Israele, consuma un panino con hummus e felafel nelle campagne di Battir.
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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Il più piccolo del gruppo dei ragazzi di Aida, il campo profughi a ridosso del muro di Israele, consuma un panino con hummus e felafel nelle campagne di Battir.
Falesie di Battir, Palestina, 2019 - Terminata l’arrampicata su una parete di roccia delle falesie di Battir, non resta che ripercorrere il percorso a ritroso, affidandosi alla corda e camminando all’indietro.

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Falesie di Battir, Palestina, 2019
Terminata l’arrampicata su una parete di roccia delle falesie di Battir, non resta che ripercorrere il percorso a ritroso, affidandosi alla corda e camminando all’indietro.

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